Giovani in movimento: Scelgo dunque sono!

Le risorse innate nei momenti di scelta

La scelta nella società globale: prestare aiuto, fornire informazioni, condividere

 

A cura di Anna Zegretti e Stefano Eleuteri

“Prestare aiuto, fornire informazioni e condividere (che poi sarebbero tre pulsioni innate: sopravvivere,

conoscere, appartenere) ben poco induce a pensare che l’altruismo di cui danno prova i bambini sia un

risultato dell’acculturazione, dell’intervento genitoriale o qualche altra forma di socializzazione”.

(M. Tomasello)

Oggi, come giovani professionisti, abbiamo la percezione che tutto sia in divenire, in costruzione. Questo fa provare una sensazione di sfrenatezza, un brivido che può trasformarsi in una sfida. È una sensazione contrastante, tra la percezione di potere e di controllo sulla propria vita, e d’altra parte, una sensazione di incertezza. Spesso pensiamo che bisogna imparare a viverci in questa sensazione, bisogna diventare capaci di gestire le frustrazioni, di godersi le attese e anche le incertezze, ma per farlo servono dei punti fermi. Servono delle certezze da cui partire per poi poter tollerare ed affrontare la quotidianità e le difficoltà che la vita ti pone, per sostenere le crisi, i cambiamenti.

Nella “società globale” si vive un senso di incertezza, che sembra rendere sempre più difficile il saper fare delle scelte. Ogni scelta, inoltre, implica una perdita. Ogni cosa che perdiamo ha aspetti positivi e negativi e per questo capita spesso di trovarsi nell’empasse. Si può allora non scegliere per paura di perdere quegli aspetti positivi cui si dovrà rinunciare. Se non si sceglie, tuttavia, si corre il rischio, detto in termini poco formali, di perdere tempo.

Nella società post- moderna, come abbiamo visto nel precedente contributo di Marco Mascioli, la cultura è “liquida”, le certezze vengono messe in discussione. “La liquidità – ricorda Mascioli in “Mayday! Mayday! Torre di controllo, mi sentite?” - può essere letta non solo come fonte di instabilità o incertezza, ma anche come occasione di mobilità”.

Ci si chiede in questo spazio come trovare quelle risorse che la vita richiede per affrontare le scelte quotidiane, ma anche quelle extra – ordinarie.

Ci vengono in mente le parole di M. Tomasello, psicologo evoluzionista americano, che nel suo libro “Altruisti Nati” argomenta come il prestare aiuto, il fornire informazioni ed il condividere siano caratteristiche innate negli esseri umani, evidenti nei bambini, e che crediamo possano essere vissute e tenute a mente da chi si trova ad affrontare dei cambiamenti.

Nel corso dei primi anni di vita acquisiamo alcune certezze che ci permettono di esplorare il mondo circostante e di “tornare alla base”, per essere rassicurati e ricaricarsi, quando serve. Così, da adulti, il sapere di poter fare affidamento su persone che ci sostengono nei momenti di crisi contribuisce ad aumentare la fiducia in noi stessi e, quindi, essere a nostra volta sostegno per altri, anche nei contesti lavorativi.

1.Prestare aiuto

Mito prevalente nella società occidentale di oggi è che tutto ciò che minaccia la personale esigenza di autorealizzazione, i legami in primis, vada tenuto lontano. Eppure in accordo con M. Tomasello, crediamo nella dotazione dell’Altruismo in-nato, proprio dell’essere umano. La cooperazione e la propensione all’aiuto sono basate sull’interesse personale, in primis perché senza la collaborazione sarebbe molto difficile garantire proprio la sopravvivenza degli individui.

Gli esseri umani sono molto cooperativi, tanto che già il conoscere un desiderio altrui, spesso, induce a volerlo soddisfare.  La fiducia e la cooperazione vengono certamente incrementate dall’esperienza di ognuno, ma anche dalle norme e dai valori della cultura di riferimento. Sarà capitato di notare come i bambini, quando iniziano a seguire le regole, tendono anche a farle rispettare a chi gli sta accanto. Questo è un atto di altruismo: è un modo per stabilire equilibrio ma anche un modo per rafforzare il senso di appartenenza. Crescendo poi, un esempio tipico di supporto ricercato dagli adolescenti è dato dalle aggregazioni con i pari che danno la possibilità di sperimentare la vita all’interno della società e forniscono uno strumento di sostegno affettivo ed emotivo in grado di incidere sulla propria autostima e sulla futura posizione nella società.

Appoggiarsi agli altri, chiedere e ricevere aiuto nei momenti in cui sperimentiamo una difficoltà. Fornire a nostra volta aiuto provando empatia e simpatia per chi si trova nell’impasse della scelta.

Ci sembra giusto sottolineare come sia importante che gli “Adulti” inseriti nel mondo del lavoro trasmettano ai ragazzi un messaggio di incoraggiamento, evitando di etichettarli come bamboccioni o schizzinosi, trasmettendo umiltà, insegnando loro un mestiere e mettendosi a disposizione per un confronto anche per correggere certi atteggiamenti arroganti. In questo modo, si trasmette ai giovani l’importanza di appoggiarsi a qualcuno e di ricevere sostegno nelle varie fasi di vita, dall’infanzia fino al passaggio al mondo del lavoro.

A livello lavorativo, può risultare utile sfruttare il “mentoring” per incrementare le competenze possedute, in una relazione a medio-lungo termine, che si prefigura come un percorso di apprendimento, con una guida non impositiva, in grado di offrire sostegno e consigli a chi ne fa uso. Avere dei punti di riferimento nel momento dell’ingresso nel modo del lavoro favorirà quindi la riproposizione di comportamenti empatici da parte di chi li ha ricevuti, formando un potente circolo virtuoso.

2. Reperire e fornire informazioni

L’essere umano è per natura informativo. La condivisione di informazioni è infatti indipendente dal linguaggio. Lo notiamo nei bimbi molto piccoli, quando, già nel primo anno di vita, manifestano il fenomeno del pointing (indicare). Indicando, il bambino ci dà informazioni su quello che egli desidera, ci indica il suo modo di vedere il mondo.

Nel momento in cui si compie una scelta, è utile informarsi ed informare. Se sono informato, rendo la mia scelta attiva, esploro le alternative.

Reperire le informazioni che possono aiutare a scegliere. Fornire informazioni a chi deve scegliere. Avere chiaro dal punto di vista cognitivo quello che ho a disposizione. Riflettere sull’impatto emotivo che ho nel considerare le mie opzioni.

Nel parallelismo col mondo del lavoro questo significa avere ben chiaro qual è il mercato del lavoro. Talvolta, la disoccupazione è un problema di “mira”: se non capiamo bene a cosa puntiamo non potremo mai raggiungerlo. Ovviamente tutto ciò deve essere contestualizzato, esplorando quindi cognitivamente le opzioni che abbiamo a disposizione e puntando a qualcosa che da un lato sia plausibile, dall’altro sia motivante a livello emotivo. A tal proposito può essere molto utile l’esperienza di tirocinio. Infatti, Marta Giuliani nel suo contributo “Sperimentare per apprendere, osservare per scoprirsi” ci dice che obiettivo finale del tirocinio è “quello di accompagnare il giovane nel suo processo di orientamento lavorativo, individuando gli elementi cognitivi ed emotivi che sottendono le sue scelte, palesando le criticità tipiche di questa fase e focalizzando e potenziando le risorse individuali ottimali da mettere in gioco in questo processo”.

3. Condividere

Per condividere si intende in questo spazio l’essere generosi nel dare e l’essere capaci di ricevere. Condividendo esperienze, difficoltà e sensazioni le nostre probabilità di riuscita o anche semplicemente le modalità di risoluzione di un problema si moltiplicano. Questo permette di conoscere maggiormente le alternative esistenti ma anche di identificarsi con gli altri. Già da piccoli è per noi importante la conformità al gruppo. Inizialmente i bambini basano il senso del “noi” sull’identificazione con le figure per loro significative e successivamente lo generalizzano, interiorizzano le norme culturali e si identificano con il gruppo più ampio.

Condividere esperienze, sensazioni ed emozioni, in tal modo si crea un linguaggio condiviso con l’interlocutore.

La condivisione è un aspetto importante anche a livello lavorativo. Sostiene le scelte. Riuscire a lavorare in equipe significa saper condividere le proprie difficoltà ed esperienze. E’ una delle capacità più utili a livello trasversale, perché permette di sperimentarsi come parte di un gruppo e poter dare la propria opinione sapendo mediare con quella degli altri. Tale competenza, sempre più richiesta in diversi contesti, è sicuramente una dote innata da poter coltivare per potersi ben spendere nel mercato del lavoro.

 

Riferimenti

Altruisti nati, Perché cooperiamo fin da piccoli. Le basi scientifiche del nostro istinto ad aiutare il prossimo. Consultato il 31/01/2016 su www.berne.it/altruisti-nati

 

Photo credits:  Fabrizio D’Amico