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Scelta, Società globale e riti di passaggio

A cura di Marco Mascioli – Consulta dei Giovani Psicologi del Lazio

 

L’insicurezza odierna assomiglia alla sensazione che potrebbero provare i passeggeri di un aereo nello scoprire che la cabina di pilotaggio è vuota

Zygmunt Bauman,La solitudine del cittadino globale

Qualche giorno fa, sospeso nel non-luogo per eccellenza, un aereo in volo da Catania a Roma, mi sono tornate alla mente le parole del sociologo che forse meglio ha saputo descrivere la cultura “liquida” (post-moderna direbbero gli accademici) della società globale: Zygmunt Bauman.

Il pensiero si è rivolto immediatamente alla cabina oscurata dalle tende blu elettrico, dietro la quale c’era – speravo vivamente ci fosse – il pilota del nostro volo. Ho chiuso gli occhi e mi sono concesso un solo istante di terrore: cosa sarebbe accaduto se avessi scoperto che a guidare quel pesante albatro metallico non ci fosse stato nessuno? E in quell’istante il pilota non c’era davvero, tale la potenza dell’immaginazione. Saremmo precipitati, tutto sarebbe andato in rovina. D’altronde pilotare un aereo richiede anni ed anni di preparazione, non è una professione che s’improvvisa. Nonostante lo sviluppo degli strumenti tecnologici, senza la competenza tecnica del pilota, in altre parole in assenza di una guida che conosca il funzionamento di quella stessa tecnologia, gli aerei non potrebbero nemmeno alzarsi in volo.

Quando Bauman parla dell’incertezza della società globale, sa che ancora in molti ambiti di produzione e conoscenza il sapere tecnico ha un ruolo centrale, ma si accorge che la società sta mutando le sue strutture in modo radicale. Le istituzioni normative del Novecento – la Scuola, la Chiesa, lo Stato, lo stesso Mercato -, i piloti alla guida delle nostre esistenze di cittadini, stanno vivendo delle trasformazioni di cui è difficile intravedere lo stadio finale, e che di conseguenza stanno portando ad un profondo mutamento della natura dei rapporti sociali, politici ed economici.

La trasformazione delle norme che regolano i rapporti e definiscono chiaramente i ruoli all’interno degli ambiti più importanti della vita degli individui (famiglia, lavoro, formazione), influenza la società civile nel suo intero, ma forse tale influenza si coglie maggiormente nelle fasi di passaggio, che caratterizzano soprattutto la vita dei più giovani. L’ingresso all’Università, la ricerca del lavoro, il trasferimento in un’altra città o in un altro Paese, la costituzione di una nuova famiglia, la nascita di un figlio, sono tutti momenti in cui il processo di scelta, e soprattutto le risorse a disposizione per far fronte a quella scelta, diventano centrali. L’incertezza che caratterizza questi momenti di passaggio non è però un sentimento che attraversa universalmente la Storia, piuttosto è un prodotto del nostro momento storico.

Se un tempo le istituzioni sociali e politiche fornivano valori e modelli per affrontare i riti di passaggio (riti tradizionali che in qualche forma persistono ancora, pensate al matrimonio e alla sua evoluzione), oggi tali valori e modelli mutano, si riorganizzano, fino a diventare più esili.

Bauman arriva a dire che l’uomo “postmoderno” non ne ha più bisogno:

“Il successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove. La cosa migliore è non preoccuparsi di costruire modelli; il tipo di abitudine acquisito con l’apprendimento terziario consiste nel fare a meno delle abitudini”. (https://it.wikiquote.org/wiki/Zygmunt_Bauman)

Probabilmente il discorso di Bauman, fortemente critico nei confronti della società odierna, è troppo spinto in avanti per essere accolto in maniera dogmatica. Più che dubitare della necessità di costruire modelli, dovremmo interrogarci su come utilizzare i modelli che gradualmente le nuove forme sociali stanno producendo.

Se un tempo abitudini, valori e modelli erano definiti e calati dall’alto e dall’esterno, oggi i modelli sono sempre più il prodotto locale dei contesti di vita degli individui. Come lo stesso Bauman sosteneva, la nostra società ci dà ampie opportunità e ci lascia ampia libertà di scegliere chi essere e cosa diventare. Il paradosso, semmai, è che la conseguenza di questo infinito potenziale è l’essere sottoposti ad un solo, ma pressante, obbligo: l’obbligo di scegliere.

La “scelta” spesso viene associata ad un processo ansiogeno, un bivio che, una volta superato, taglierà per sempre fuori dalle nostre possibilità la strada che ci lasciamo alle spalle. Ecco quindi che iniziano le interminabili liste di “pro” e “contro”, in cui è la paura della perdita a vincere sulla soddisfazione di raggiungere nuovi obiettivi e traguardi.

Troppo spesso il cambiamento in atto diventa un alibi nelle nostre vite. “E’ colpa della crisi”, “prima almeno esisteva il posto fisso”, “non avremo mai una pensione”. Alcune di queste riflessioni, seppur realistiche, hanno lo svantaggio di soffermarsi su ciò che è sempre stato (ma è davvero sempre stato così?), senza volgere lo sguardo alle opportunità che il presente offre. Ciascuna generazione necessita di riflessioni differenti dal passato per poter emergere con una propria identità culturale. La “liquidità” può essere letta non solo come fonte di instabilità o incertezza, ma anche come occasione di mobilità, creatività, curiosità e inventiva. E abbiamo esempi quotidiani a sostegno di questa prospettiva, con le numerose start-up, il più delle volte promosse da giovani professionisti, che negli ultimi tempi si stanno affermando con idee e scelte innovative.

Non siamo ancora arrivati al punto limite in cui la cabina di pilotaggio è vuota. Anche nelle nostre scelte più importanti, possiamo ancora ricorrere a numerose risorse che sostengano il processo di scelta, e la psicologia può fornire un valido supporto in questo processo.

Risorse interne e risorse esterne, è su questo che lavora la psicologia nei processi di scelta. Come riconoscere e mettere alla prova le proprie capacità e potenzialità? Come orientarsi e come scegliere una meta? Quando il processo di scelta è difficile e soffocante, offusca la mente dalle reali alternative e possibilità. Nell’orientamento scolastico e professionale, come nella scelte di carriera o di vita in senso generale, il supporto di un professionista può aiutare a chiarire le idee. Lo psicologo non fornisce una risposta in pillole, ma aiuta a porsi le domande che hanno possibilità di sviluppo. Domande per identificare i propri obiettivi, i propri interessi personali e professionali, i propri valori e il modo per perseguirli. Ed è proprio un approccio specifico e individualizzato che permette a ciascuno di noi di scegliere la strada adatta a sé. Non esistono risposte preconfezionate a domande come “quale scuola superiore o quale facoltà scegliere? Quale offre maggiori sbocchi lavorativi?” o “dottorato all’estero o master in Italia?” o ancora “prima la carriera o prima la famiglia?”. Non esistono risposte giuste o sbagliate, esistono persone con le proprie caratteristiche, i propri bisogni, le proprie emozioni, inserite all’interno dei contesti di vita cui si appartiene, e le scelte devono essere per questo personali. Il passo in avanti consiste nel rendere le scelte non soltanto personali…. ma personali e consapevoli.

La competenza dello psicologo non consiste nel consigliare quali sono le scelte migliori da intraprendere, ma accompagnare e facilitare i processi decisionali dei propri clienti, siano essi individui, coppie, organizzazioni o comunità, al fine di promuoverne il benessere, l’adattamento al contesto di vita o i sistemi di convivenza più funzionali. Per tornare alla metafora del pilota d’aereo, se la cabina di pilotaggio è vuota, lo psicologo non può sedersi e impugnare la cloche, perché non sa quale è la meta del viaggio. Ciò che può fare è accompagnare il pilota e aiutarlo a recuperare le competenze per guidare il proprio aereo.

BIBLIOGRAFIA
Bauman, Zygmunt, La solitudine del cittadino globale. Feltrinelli, Milano, 2000.
Photo credits: Cocoabiscuit (https://www.flickr.com/photos/jfgallery/5434300543/in/photostream/)