Gioco & dintorni

I 5 passi per scalare una Montagna di debiti

Il disturbo da gioco d’azzardo comporta serie problematiche a livello economico e il problema dei debiti è spesso sottolineato, come occuparsene?

 

È cosa nota che il Disturbo da Gioco d’Azzardo  comporti serie problematiche a livello economico.

Nelle prime fasi della consultazione con lo specialista il problema dei debiti è spesso sottolineato, soprattutto dai familiari, scossi a più livelli dal fatto che questa malattia abbia generato una Montagna di debiti apparentemente insormontabile.

In questi casi, lo psicologo può diventare come una sorta di esperta guida alpina, in grado di accompagnare il paziente e la sua famiglia lungo un percorso che li aiuti a valicarla.

Ecco di seguito i 5 passaggi fondamentali di questo percorso.

  1. Chi viene con me? Per prima cosa, occorre stabilire chi parteciperà attivamente alla cordata. All’interno della cerchia dei legami significativi del paziente vengono individuati coloro che se la sentono di cimentarsi nell’impresa. Ad esempio, è utile individuare un tutor economico, disposto a custodire le carte di credito ed il bancomat del giocatore. Non sempre questa figura viene rintracciata all’interno del nucleo familiare. I familiari più prossimi (partner/figli) sono anche quelli più delusi dal comportamento del giocatore, talvolta troppo provati per poter svolgere questo delicato compito. Potrebbe essere opportuno, talvolta, lasciarli temporaneamente attendere a valle. Possono invece rivelarsi risorse utili i membri della famiglia allargata: fratelli o sorelle ad esempio (nel caso di pazienti adulti), o comunque familiari affettivamente legati al paziente ma sufficientemente periferici da non essere stati toccati in prima persona dai debiti generati dal Gioco. Saranno dei buoni compagni di scalata.
  1. Quanto è alta la montagna? Bisogna poi aver chiaro che tipo di montagna si sta cercando di scalare, quanto sia davvero alta. Durante i primi momenti della consultazione con lo specialista il giocatore stesso può non avere un’esatta cognizione di quanto abbia giocato e dell’entità effettiva dei debiti accumulati. Durante la fase della malattia che viene definita “ricorsa alle perdite”, il giocatore viene preso da una sorta di frenesia che lo porta a cercare di ottenere denaro attraverso varie strade. La fantasia sottostante è che avere del denaro da puntare per “un’ultima volta” possa portare ad una vincita risolutiva (che non arriva o che se arriva viene, ahimè, rigiocata). Avviene spesso perciò che vengano richiesti dei finanziamenti presso Società Finanziare, piuttosto che dei prestiti ad amici o colleghi. Nei casi più gravi si può arrivare a sottrarre denaro dal luogo di lavoro o a rivolgersi a circuiti di credito non leciti. In questa fase è fondamentale l’instaurarsi di un rapporto di fiducia con il terapeuta che accompagnerà il paziente in quello che è un passaggio cruciale del percorso: la graduale presa di coscienza di ciò che è davvero accaduto.
  1. Preparare l’attrezzatura. Una volta stabilito quanto è alta la montagna che ci apprestiamo a scalare, è necessario predisporre con cura un giusto equipaggiamento. Fare questo vuol dire pensare alle risorse, economiche e non solo. Sospendere il comportamento di Gioco d’Azzardo o comunque ridurlo drasticamente (grazie anche all’aiuto del tutor) costituisce un primo importante passo per predisporsi alla scalata. Significa inoltre ingaggiare attivamente il giocatore in una risoluzione che non sarà né rapida né semplice, disattivando di fatto le distorsioni cognitive che caratterizzano la patologia e che inducono a pensare che la soluzione magica si trovi all’interno di una slot o sotto la patina argentata di un Gratta & Vinci.
  1. Stabilire il percorso. A questo punto sappiamo quanto è alta la Montagna di debiti e cosa ci servirà per scalarla. Si parte! Fatta una ricostruzione accurata delle situazione di debito e delle risorse per affrontarla, il paziente viene accompagnato nel predisporre un piano di rientro. A seconda dell’entità della Montagna, può essere importante coinvolgere altri esperti (commercialisti, avvocati) che, soprattutto nei casi più complessi, dispongano delle giuste competenze per affrontare le pendenze economiche più impervie. Ciò che  invece compete ancora  allo psicologo, in questa fase, è di occuparsi di ciò che comporta a livello emotivo il riappropriarsi da parte del giocatore delle proprie responsabilità, non semplicemente economiche. Si tratta di fare i conti, questa volta, con il senso di colpa, con i vari avrei potuto o non avrei dovuto. Con il senso di fallimento che si accompagna al vissuto di perdita e che ormai ha trasceso il livello materiale (ho sperperato migliaia di euro) e si è attestato su vuoti e mancanze ben più profondi. È come avere un fardello nello zaino mentre si affronta la scalata. Solo lasciando indietro alcuni pesi si potrà sperare di arrivare in cima.
  1. Ammirare il panorama. Visto da su, una volta in cima, il Mondo appare diverso! Arrivare alla risoluzione dei debiti non corrisponde, ovviamente, alla conclusione della terapia. Ogni processo terapeutico è un processo unico così come unica è ogni singola persona. Certamente però, liberarsi dal peso dei debiti, sentire che si possono governare e che non se ne è più dominati, è di aiuto nel percorso di guarigione e favorisce un senso di benessere ed autoefficacia. Non più vittima di un fato avverso, il giocatore può tornare ad essere protagonista attivo delle proprie esperienze.

Insomma, scalare una Montagna è faticoso…ma quanto è bella la vista da lassù!