Cibo per la mente

“Bidibi..bodibi..bù!” che aspettative abbiamo sulla dieta?

È da decenni che sentiamo parlare di dieta miracolosa, che puntualmente si rivela tanto ingannevole quanto scientificamente infondata. Perché accade questo?

 

All’origine del fallimento di molte diete dimagranti è il desiderio di illudersi che sia possibile una “trasformazione” radicale e “magica” del proprio corpo, alla ricerca di una soluzione tanto rapida quanto illusoria. Complici anche alcune strategie di marketing che propongono diete di dubbia efficacia e validità scientifica garantendo risultati facili e rapidi. Ce ne parla in questa intervista la dott.ssa Alessia Antonini, Biologa Nutrizionista con la quale da qualche tempo ho il piacere di collaborare in progetti multidisciplinari rivolti al benessere alimentare.

È da decenni che sentiamo parlare di diete miracolose, fondate sui principi più diversi, che puntualmente si rivelano tanto ingannevoli quanto scientificamente infondate. Perché accade questo? È ancora in auge la moda delle diete dimagranti?

Rispetto a qualche decennio fa, è cambiato il nostro stile di vita, tutto è più frenetico, vogliamo tutto e subito. Dal punto di vista alimentare, il mercato per rispondere a questa esigenza ha iniziato a produrre cibi surgelati o precotti. Ha introdotto l’uso di additivi o di allevamenti intensivi peggiorando sia la qualità che la quantità di nutrienti di cui l’essere umano ha bisogno. Non abbiamo più tempo di andare dal contadino/allevatore a selezionare ciò che mangiamo e viene fatto largo uso del cosiddetto junk food. La conseguenza di tutto ciò è un aumento del sovrappeso o addirittura dell’obesità, soprattutto tra i giovani. L’obesità in particolare è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di patologie croniche quali malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tipi di cancro e di conseguenza di morte precoce. Sempre nel contesto del “tutto e subito” si va a ricercare anche una rapida soluzione del problema, soprattutto con l’arrivo della bella stagione, ed è così che c’è la gara fra riviste, libri e programmi tv per chi ha la dieta che nel minor tempo faccia perdere più chili. Dalla dieta “monoalimento”, al programma “detox” con sostituiti del pasto, al gruppo sanguigno, a chi più ne ha più ne metta. Fatto sta, che qualunque dieta ipocalorica e ipoglucidica tende a far perdere peso, il problema è: di cosa sono fatti questi chili che perdiamo? Per lo più acqua e nel peggiore dei casi massa magra e, ci tengo a sottolineare, non massa grassa! Buona parte dei nutrienti che assumiamo viene infatti utilizzata dal tessuto muscolare, limitandone quindi la presenza e l’accumulo nel sangue e nei vari organi. Da non sottovalutare che diete non equilibrate dal punto di vista nutrizionale possono portare inoltre a carenze di elementi essenziali per i bisogni fisiologici del nostro organismo.

Molte persone iniziano un programma di dimagrimento seguendo la “dieta” consigliata dall’amica o trovata in internet o sulla pagine di una rivista. Quali rischi si corrono? Chi può realmente prescrivere una dieta?

Può succedere che alcune persone entrino nel circolo vizioso del cosiddetto “effetto yo-yo”, ossia i chili che abbiamo perso in breve tempo vengono subito ripresi e con la “mora”. Per tale ragione, se vogliamo perdere i chili in eccesso, dobbiamo sempre fare riferimento a personale qualificato, medici dietologi, biologi nutrizionisti o dietisti. Questo perché in primis tuteliamo la nostra salute, vi è un Ordine Nazionale che ne controlla l’operato e la preparazione (devono aggiornarsi di continuo), poi perché ci sono delle leggi che descrivono quali categorie professionali possono elaborare diete (per i biologi sono la legge istitutiva 396/67; il DM del Ministero di Grazia e Giustizia n. 362 del 22.07.1993 e del G.U. n° 219 17.09.1993; il DPR 328/2001), infine perché hanno un’assicurazione in caso di danni a terzi e possiamo scaricare la fattura che emettono. Di recente il Tribunale di Brindisi ha condannato i gestori di una palestra per aver prescritto dei piani alimentari con grammature ai clienti della palestra. In questi ultimi anni si sta mettendo in risalto l’importanza della qualità degli alimenti; nonostante ciò, molte persone sottovalutano il fatto che contengono delle sostanze che al pari dei “farmaci” possono influenzare, sia in positivo che in negativo, la nostra salute.

Allergie e intolleranze: fino a qualche anno fa se ne sentiva parlare solo in contesti medici specialistici. Adesso sembra si senta il bisogno di chiamarle in causa ogni volta che ci si propone di iniziare una  dieta. Sono diventate una nuova “moda”?

In parte si, in quanto alcune persone non hanno la consapevolezza che il problema è la mancanza di autocritica. Infatti iniziano la ricerca compulsiva su quale sia l’alimento che fa prendere peso o gonfia invece di concentrarsi su stile di vita, alimentazione e attività fisica. Anche in questo caso il mercato risponde subito facendo nascere tantissimi test per le intolleranze alimentari che non hanno alcuna validità scientifica. Tra questi possiamo citare il “Vega Test”, può essere fatto sia sulla pelle che sul capello, in entrambi i casi cambierebbe la resistenza elettrica qualora si venisse esposti ad un alimento al quale si è intolleranti; il “Dria Test”, in questo caso diminuirebbe la forza di contrazione muscolare del quadricipite femorale in seguito all’ingestione di gocce dell’alimento sospetto; addirittura sul sangue come il “Citotest” o “Test Citotox” nel quale serebbero i globuli bianchi ad essere messi in contatto con l’alimento e a subire un cambiamento nella forma fino alla rottura o come la ricerca, nel sangue prelevato da un dito, delle “IgG o IgG4” prodotte nei confronti di più di 100 alimenti (quelli cui è più probabile essere intolleranti/allergici). Ricordo che per la “medicina convenzionale” gli unici test validati scientificamente sono rivolti al singolo alimento, glutine e lattosio.  La diagnosi di celiachia si effettua mediante dosaggi sierologici: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA), mentre per quanto riguarda l’intolleranza al lattosio la diagnosi si effettua mediante il “Breath Test”.

La dottoressa Antonini ci ha spiegato come i mass media diffondano “diete” di dubbia validità scientifica e notizie contraddittorie sul cibo che mangiamo, come ci invitino a “correggere” una qualche inadeguatezza nel nostro modo di mangiare prescrivendo il comportamento “adeguato” a seconda delle mode del momento.

Troppo spesso dimentichiamo che Il significato originario di dieta (etim. dal greco ZAO o DJAO = io vivo da cui δίαιτα “DìAITA” = vita, modo di vivere), non è un periodo o un modello di restrizioni alimentari, ma un vero e proprio stile di vita, un insieme di abitudini salutari che ci guidano nella nostra alimentazione. Il nostro rapporto con il cibo è determinato da fattori biologici (la fame) ma non solo… è condizionato da una serie di stimoli ambientali, sociali e familiari e, inoltre, influenzato dalle nostre emozioni. Perché una dieta abbia successo occorre pertanto cambiare punto di vista: non esistono “incantesimi” di sorta, né rapide soluzioni. L’arma migliore a nostra disposizione è la consapevolezza: la dieta non è un obbligo, né una bacchetta magica che modifichi il nostro corpo a prescindere da noi. La dieta, intesa come stile di vita, è una scelta che possiamo compiere ponendoci obiettivi realistici, affidandoci a professionisti qualificati e attribuendo a noi stessi la responsabilità del cambiamento. È proprio per questo che, sempre più spesso, insieme al nutrizionista, ci si rivolge anche ad uno psicologo esperto di alimentazione che possa sostenere la motivazione e l’autoefficacia del cliente durante il percorso alimentare. Una sinergia fra corpo e mente che può realizzarsi soltanto occupandosi del proprio benessere a 360°!

 

Photo credits: Max Pixel https://goo.gl/sxxyUQ