Absurdistan

Viaggi di ordinaria follia

Quanti comportamenti folli — innocui, per lo più, ma fortemente scollegati da un esame di realtà — non vi capita di osservare in fila alla Posta, al mercato rionale, allo stadio?

C’è una scintilla di follia in ognuno di noi, anche nelle persone più “normali”? A questa domanda — che non solo la psicologia e la psichiatria, ma anche la filosofia, la poesia e il teatro, il senso comune e la saggezza popolare si pongono da sempre — la risposta è: sì. O almeno, questa è la mia opinione, che ha dettato l’idea di fondo, e la cifra di riflessione di questo blog.

Opinione che incrocia conoscenze professionali sulla vita mentale e osservazioni che chiunque di noi può fare anche nelle circostanze più ordinarie della vita quotidiana: quanti comportamenti francamente psicotici — innocui, per lo più, ma fortemente scollegati da un esame di realtà — non vi capita di osservare in fila alla Posta, davanti ai banchi del mercato rionale, allo stadio?

Prendiamo ora come esempio le osservazioni che qualsiasi automobilista attento può fare, soprattutto nelle grandi arterie extra-urbane.

Prima di spiegare occorre però una breve premessa, superflua per gli psicologi ma forse utile per i non addetti ai lavori seguano questa rubrica. I nostri processi psichici non hanno una sola organizzazione possibile: ne hanno una dominante — quella che funziona nelle nostre attività routinarie — e altre che si fanno largo e prendono temporaneamente il controllo della nostra condotta quando siamo esposti a condizioni di stress, a frustrazioni, a sovraccarico emozionale (come, per es. la sensazione di potenza e l’eccitamento che viene da certi stimoli ambientali o tecnologici).

Sta di fatto che in una normale percorrenza autostradale si è esposti di continuo a comportamenti “folli” di guidatori che — non lo metto in dubbio — in tutti gli altri contesti della esistenza familiare, sociale, lavorativa, sono senz’altro persone tranquille e rispettabili. Insomma, l’automobile sembra accendere quella loro scintilla nascosta.

Per motivi di lavoro percorro settimanalmente avanti e indietro la A24 e la A25, e vi racconto brevemente un viaggio come tanti. Si inizia sul tratto urbano, con una berlina di grossa cilindrata che mentre sorpasso un camion accelerando sino a 140, mi si incolla dietro lampeggiando e strombazzando per farmi togliere di mezzo: cosa che io non posso fare se non dando gas, e raggiungendo per qualche minuto i 160. Non dovrei, ma non mi piace avere alle spalle uno che a quelle velocità mi sta attaccato a pochi metri, quando la distanza di sicurezza ne esigerebbe più di un centinaio. E andiamo avanti così: alla prima inserzione, e poi alle successive, più di un’auto si immette dagli svincoli laterali senza rallentare, sicché evitiamo problemi solo grazie al fatto che io mi sposto sulla sinistra (se posso farlo perché nessuno mi sta sorpassando: se no…?).

Qualche chilometro più in là, improvvisamente, appena dopo uno svincolo, l’auto che mi precede frena bruscamente e mette le luci a intermittenza: cosa è successo? Il guidatore era evidentemente distratto, non si è accorto di avere passato il punto in cui doveva uscire, e adesso si è posizionato sulla corsia di emergenza… e fa marcia indietro per riguadagnare l’uscita laterale!

Un po’ dopo, un’altra auto davanti a me procede ondeggiando, si sposta continuamente fra la linea di separazione delle due corsie e quella di emergenza. Se non mi piaceva avere dietro uno che non rispetta la distanza di sicurezza, non piace nemmeno avere davanti uno che va a zig-zag… Sorpasso e butto un’occhiata: sono due persone che litigano animatamente, il guidatore sta gridando e picchia sul volante con la mano aperta, a sottolineare la sua collera con l’altro, e ogni tanto si gira a guardarlo invece di badare alla strada. Stessa fenomenologia un po’ più avanti, ma questa volta è una signora che parla al telefono, gli occhi rivolti verso l’altro, come a cercare ispirazione per quel che vuole esprimere, e intanto l’automobile si sposta di qua e di là come se danzasse… Nessuno porta l’auricolare o usa il viva-voce, tutti hanno il cellulare in mano.

Quasi a destinazione, nel pieno di una salita, due TIR con targa di nazioni dell’Est si sfidano al sorpasso, e noi in fila ad aspettare che la smettano, augurandoci che non succeda niente di spiacevole.

Potrei proseguire nel racconto, ma avete capito benissimo: nessuna di queste persone al volante sembra rendersi conto di quel che fa, né che rischia la vita e la fa rischiare agli altri. È come se la loro capacità di tenere conto dei dati di realtà fosse sospesa, quando scenderanno dall’auto questa scintilla di follia si tornerà a rintanare in un cantuccio della mente, e finalmente un’organizzazione raziocinante riprenderà il sopravvento. Fino al prossimo viaggio, speriamo non al prossimo incidente. Normalità psicotica? Io sono propenso a chiamarla così…