| Roma - "Sono definitivamente sfumate le
speranze di miglioramento della qualita' e della quantita' dell'offerta di
sostegno psicologico ai detenuti, in quanto gli esperti psicologi (ex
art.80), cioe' la quasi totalita' degli psicologi che da 30 anni operano
negli istituti di pena, non verranno assorbiti dal Ssn". E' l'allarme
lanciato dall'Ordine
degli Psicologi del Lazio in occasione della presentazione, oggi a
Regina Coeli a Roma, dell'opuscolo "Conoscere per prevenire" per la
prevenzione di alcune delle malattie (Hiv, epatite, Tbc) e dei disagi
psicologici piu' diffusi in carcere, nato dal protocollo d'intesa
sottoscritto a ottobre 2006 con l'Ufficio del Garante dei diritti dei
detenuti del Lazio.
"Mentre presentiamo un'iniziativa tutta a favore della condizione
carceraria, in particolare sul disagio psicologico - ha affermato il
consigliere dell'Ordine
degli Psicologi del Lazio, Gisella Gasparini -, va purtroppo
segnalato che attualmente la situazione lavorativa dei professionisti
psicologi all'interno degli istituti di pena risulta fortemente
penalizzata, per scarsita' di ore e precarieta' delle convenzioni". E
aggiunge Gasparini: "Le speranze di miglioramento della quantita' e
qualita' dell'offerta di sostegno psicologico ai detenuti, riposte nel
Dpcm sul passaggio della Sanita' Penitenziaria alle Asl, sono sfumate. E i
39 psicologi vincitori di concorso pubblico, indetto dal ministero di
Giustizia, non sono stati assunti". Queste decisioni, conclude Gasparini,
"nonostante gli appelli e la lettera inviata al ministro della Giustizia
congiuntamente con l'Ordine nazionale, rischiano di minare nelle
fondamenta la possibilita' di assicurare un aiuto psicologico efficace
alla popolazione soggetta a misure restrittive".
(DIRE) |