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NEONATO OMO Le reazioni ai manifesti dentro
il movimento. Una risposta del Presidente della Toscana
Immagine choc
per una campagna
che fa discutere
d.v.
Immagine choc che fa discutere. Il neonato gay con il
braccialetto che reca la scritta «homosexual» e lo inchioda a una precoce
maturazione dell'orientamento sessuale ha destato scalpore non solo a destra, ma
anche all'interno del movimento gay rivelando un pregio, quello di sollevare
temi spesso taciuti. Il manifesto fa parte delle numerose iniziative
anti-omofobia messe in campo dalla regione Toscana. Una domanda preliminare: se
il neonato avesse avuto al braccio la scritta «eterosessuale» avrebbe colpito
allo stesso modo? Probabilmente no. In questo caso avrebbe messo l’accento su un
pensiero ovvio e pregiudizievole: quello che i figli di norma saranno etero,
salvo «eccezioni». Di rado i genitori si chiedono quale orientamento sessuale
avrà il neonato. L'intento della campagna era quello di contemplare la
«possibilità» di un pensiero non scontato sull’orientamento del nascituro? Forse
sì. Ma non è tutto. A molti la scritta che campeggia sul manifesto è parsa
rischiosa: «L'orientamento sessuale non è una scelta». Si sta legittimando una
diversità tale «per natura»? Sarebbe un passo falso: neanche l'eterosessualità
lo è. «La genetica governa il colore dei capelli e degli occhi, ma
l'orientamento sessuale, e in generale le caratteristiche di personalità e
dell'identità, seguono percorsi più complessi e personali», interviene la
presidente dell'Ordine degli Psicologi
del Lazio, Marialori
Zaccaria.
Lo spettro del gene dell'omosessualità ha provocato dentro il movimento gay una
levata di scudi. Nel Web è girata un'immagine di risposta, con un commento
dell'associazione «I ken». A fianco al neonato con il braccialetto «homosexual»
c’è un altro bebè intento a fare un gestaccio con un braccialetto che reca
scritto: «Sono nato libero di scegliere». Tra gli altri, Titti de Simone e
Vladimir Luxuria hanno precisato: «Sentiamo il rischio di letture strumentali
che possano avallare una tesi genetica circa l'omosessualità che non ha alcun
conforto scientifico nè politico nella gran parte del movimento lgtb». Vivace,
poi, il botta e risposta tra una dipendente della Regione Toscana e il
presidente Claudio Martini. Scrive Silvia, inviando la lettera anche a Liberi
tutti: «Gentile presidente, le donne combattono da millenni contro le
strumentalizzazioni della natura. Ad un certo punto ci si è messa pure la chiesa
che le ha volute madonne e angeliche. E invece no: le donne sono arrabbiate e le
omosessuali, meno political correct, incazzate. Io sono omosessuale perché lo
voglio. Perché, dopo una vita etero, a 30 anni ho incontrato una donna e mi sono
innamorata perdutamente. Adesso ho 37 anni e se questa storia finirà, nel mio
futuro ci sarà la persona di cui mi innamorerò. Se domani mi innamorerò di un
uomo quale braccialettino mi metterà?». E Claudio Martini ha risposto,
cavandosela egregiamente: «Carissima, le risponde un uomo di cinquantasei anni,
tunisino di nascita, amante della musica classica, temporaneamente presidente di
Regione e casualmente eterosessuale. I percorsi di ciascuno di noi, si sa, sono
unici e irripetibili... Le campagne di comunicazione, invece, per essere
efficaci, devono andare al cuore del problema, che in questo caso è
rappresentato dall´ argomentazione anti-gay tipica: l´omosessualità è una
precisa scelta dell´individuo, fatta in nome di un "vizio"... Che male c´è ad
affermare che la stessa natura, quella che alcuni vorrebbero matrigna, è invece
madre? E non perché quel bambino sia geneticamente omosessuale ma perché quando
si scoprirà tale non sarà perché lo ha scelto ma perché ha deciso di vivere una
parte importante di sé». La campagna con il neonato gay è stata presa a prestito
dal Canada dove è stata diffusa lo scorso anno. Chissà cosa sarebbe successo in
Italia se la Toscana avesse «copiato» i manifesti neozelandesi, ideati da
Godmarks, gruppo cristiano con sede a Auckland. Non ci sono immagini ma solo una
scritta: «Contrariamente a quanto si crede in giro, Io non provo nessun odio nei
confronti dei gay. Firmato: Dio».