"Er Mafia" aveva solo diciassette anni ma coi suoi 85
chili di muscoli per 1,80 di altezza era diventato il capo indiscusso
della banda. Un gruppo eterogeneo che, per mesi e mesi, ha seminato il
panico tra gli studenti dei licei della zona di Bravetta. Due ragazzi di
buona famiglia, figli di funzionari statali (i carabinieri non forniscono
dettagli), due giovani coi genitori in carcere, un ragazzo di borghesia
piccola piccola. Ognuno aveva il suo nome da battaglia: oltre a "Er Mafia"
c´era "Er Boccia", "Er Pugile", "Jacopetto" e "Litmanin". Almeno otto le
aggressioni documentate dai militari del maggiore Cristiano Desideri,
comandante della compagnia di Trastevere, ma i colpi, le prepotenze, le
vessazioni sono state, sicuramente, molte di più. Il clima di paura che la
banda era riuscita a instaurare nella zona era tale che molti genitori
hanno impedito ai figli di sporgere denuncia e li hanno esortati a tacere
perfino davanti ai militari. Un ennesimo, eclatante episodio di un
fenomeno ormai sempre più preoccupante, quello del bullismo
dentro e fuori dalle scuole. I cinque sono stati denunciati a piede
libero per una lunga catena di rapine da giugno a dicembre. L´età varia
dai 18 ai 21 anni (anche se "Er Mafia", all´esordio, era ancora minorenne)
e il punto di ritrovo del quintetto era lo stesso di tanti altri coetanei:
il "muretto" di via dei Gonzaga. La tecnica era sempre la stessa: la baby
gang si appostava all´uscita di uno dei tanti istituti scolastici della
zona (nel quartiere, tra l´altro, ci sono il "Volta", il "Malpighi", il
"Montale" e tante altre scuole medie o superiori) e all´ora di uscita
osservava gli studenti scegliendo, come un branco di lupi in agguato, la
vittima che sembrava più debole e indifesa. Il malcapitato di turno,
specie se stava telefonando col cellulare, veniva subito circondato:
«Scusa, ci presti il telefonino che dovremmo fare una chiamata importante
e siamo senza carica?» era la perentoria richiesta. Molti acconsentivano,
rassegnati, sapendo quello che sarebbe accaduto subito dopo: i cinque si
allontanavano sghignazzando e insultandolo, con il bottino. Qualcuno ha
tentato di reagire ed è stato immediatamente malmenato a calci e pugni.
Spesso la rapina non si limitava al cellulare ma i cinque si
impossessavano di Ipod e dei pochi soldi che le vittime avevano in tasca.
Non basta: un ragazzo è stato derubato del motorino ma, dopo qualche
ora, gli aggressori lo hanno abbandonato probabilmente perché non avevano
trovato modo di venderlo. I carabinieri hanno anche scoperto che un
adolescente è stato costretto a consegnare ai teppisti un paio di scarpe
sportive di marca ma il giovane ha rifiutato di sporgere denuncia. Stesso
discorso per un ragazzo rapinato del giubbotto. I militari della stazione
di Bravetta, guidati dal luogotenente Fioravanti, hanno anche ricostruito
un episodio inquietante di qualche mese fa. Il gruppo al completo
organizza una cena in pizzeria a Trastevere e riesce a portarsi dietro tre
ragazzini minorenni. La gang mangia a quattro palmenti, ordina di tutto e
al momento del conto si alza e se ne va. «Voi restate qui e pagate,
altrimenti facciamo i conti dopo» è il saluto rivolto ai tre, intimiditi,
commensali. Ricostruire sei mesi di vessazioni, per i carabinieri, è
stato tutt´altro che facile. I militari sono partiti da alcune vaghe
segnalazioni, da voci insistenti nella zona, hanno convocato decine di
studenti delle scuole assieme ai loro genitori e hanno cercato di
convincerli a sporgere denuncia. Molti, anche davanti all´evidenza, hanno
continuato a tacere. Solo due dei cinque giovani denunciati, tra cui il
boss (che nel frattempo aveva compiuto i 18 anni) avevano qualche
precedente per reati di poco conto. Durante le perquisizioni è saltata
fuori parte del bottino che il quintetto, più che vendere per denaro,
conservava come trofeo di guerra. Davanti alle divise, i cinque hanno
recitato i copione classico: facce sprezzanti e atteggiamento da duri. E i
genitori ? «Più che indignati sembravano rassegnati, come se se lo
aspettassero da tempo» risponde, sconcertato, uno degli investigatori.
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