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"bullismo, la gang del mafia terrore tra gli adolescenti - massimo lugli"
Data: 30/03/2007
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VENERDÌ, 30 MARZO 2007
 
Pagina XVII - Roma
 
Cinque i giovani, tutti tra i 18 e i 21 anni. Ma i colpi, secondo i carabinieri, sono stati molti di più
 
Bullismo, la gang del Mafia terrore tra gli adolescenti
 
Bravetta, denunciati per 8 aggressioni
 
 
 
Famiglie diverse Due ragazzi sono figli di funzionari statali, altri due hanno i padri in carcere, l´ultimo è di famiglia modesta
il muretto Il gruppo si riuniva al "Muretto" di via dei Gonzaga. Le vittime venivano scelte fuori dalle scuole della zona
 
MASSIMO LUGLI

"Er Mafia" aveva solo diciassette anni ma coi suoi 85 chili di muscoli per 1,80 di altezza era diventato il capo indiscusso della banda. Un gruppo eterogeneo che, per mesi e mesi, ha seminato il panico tra gli studenti dei licei della zona di Bravetta. Due ragazzi di buona famiglia, figli di funzionari statali (i carabinieri non forniscono dettagli), due giovani coi genitori in carcere, un ragazzo di borghesia piccola piccola. Ognuno aveva il suo nome da battaglia: oltre a "Er Mafia" c´era "Er Boccia", "Er Pugile", "Jacopetto" e "Litmanin". Almeno otto le aggressioni documentate dai militari del maggiore Cristiano Desideri, comandante della compagnia di Trastevere, ma i colpi, le prepotenze, le vessazioni sono state, sicuramente, molte di più. Il clima di paura che la banda era riuscita a instaurare nella zona era tale che molti genitori hanno impedito ai figli di sporgere denuncia e li hanno esortati a tacere perfino davanti ai militari. Un ennesimo, eclatante episodio di un fenomeno ormai sempre più preoccupante, quello del bullismo dentro e fuori dalle scuole.
I cinque sono stati denunciati a piede libero per una lunga catena di rapine da giugno a dicembre. L´età varia dai 18 ai 21 anni (anche se "Er Mafia", all´esordio, era ancora minorenne) e il punto di ritrovo del quintetto era lo stesso di tanti altri coetanei: il "muretto" di via dei Gonzaga. La tecnica era sempre la stessa: la baby gang si appostava all´uscita di uno dei tanti istituti scolastici della zona (nel quartiere, tra l´altro, ci sono il "Volta", il "Malpighi", il "Montale" e tante altre scuole medie o superiori) e all´ora di uscita osservava gli studenti scegliendo, come un branco di lupi in agguato, la vittima che sembrava più debole e indifesa. Il malcapitato di turno, specie se stava telefonando col cellulare, veniva subito circondato: «Scusa, ci presti il telefonino che dovremmo fare una chiamata importante e siamo senza carica?» era la perentoria richiesta. Molti acconsentivano, rassegnati, sapendo quello che sarebbe accaduto subito dopo: i cinque si allontanavano sghignazzando e insultandolo, con il bottino. Qualcuno ha tentato di reagire ed è stato immediatamente malmenato a calci e pugni. Spesso la rapina non si limitava al cellulare ma i cinque si impossessavano di Ipod e dei pochi soldi che le vittime avevano in tasca.
Non basta: un ragazzo è stato derubato del motorino ma, dopo qualche ora, gli aggressori lo hanno abbandonato probabilmente perché non avevano trovato modo di venderlo. I carabinieri hanno anche scoperto che un adolescente è stato costretto a consegnare ai teppisti un paio di scarpe sportive di marca ma il giovane ha rifiutato di sporgere denuncia. Stesso discorso per un ragazzo rapinato del giubbotto. I militari della stazione di Bravetta, guidati dal luogotenente Fioravanti, hanno anche ricostruito un episodio inquietante di qualche mese fa. Il gruppo al completo organizza una cena in pizzeria a Trastevere e riesce a portarsi dietro tre ragazzini minorenni. La gang mangia a quattro palmenti, ordina di tutto e al momento del conto si alza e se ne va. «Voi restate qui e pagate, altrimenti facciamo i conti dopo» è il saluto rivolto ai tre, intimiditi, commensali.
Ricostruire sei mesi di vessazioni, per i carabinieri, è stato tutt´altro che facile. I militari sono partiti da alcune vaghe segnalazioni, da voci insistenti nella zona, hanno convocato decine di studenti delle scuole assieme ai loro genitori e hanno cercato di convincerli a sporgere denuncia. Molti, anche davanti all´evidenza, hanno continuato a tacere. Solo due dei cinque giovani denunciati, tra cui il boss (che nel frattempo aveva compiuto i 18 anni) avevano qualche precedente per reati di poco conto. Durante le perquisizioni è saltata fuori parte del bottino che il quintetto, più che vendere per denaro, conservava come trofeo di guerra. Davanti alle divise, i cinque hanno recitato i copione classico: facce sprezzanti e atteggiamento da duri. E i genitori ? «Più che indignati sembravano rassegnati, come se se lo aspettassero da tempo» risponde, sconcertato, uno degli investigatori.