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Unita, L'
"Psicoterapia popolare alla sbarra"
Data: 28/01/2008
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Psicoterapia popolare
alla sbarra

Luigi Cancrini
Marialori Zaccaria
Presidente Ordine Psicologi Lazio
Viviamo in Europa, in uno dei Paesi più ricchi del mondo, mondo che è percorso tuttavia dalla sofferenza silenziosa dei vinti, da storie di emarginazione e violenza che non fanno notizia. Vorremmo dare spazio, in questa pagina, alla voce di chi rimane fuori dalla grande corsa che ci coinvolge tutti, parlando dei diritti negati a chi non è abbastanza forte per difenderli. Sono proprio le storie di chi non vede rispettati i propri diritti a far partire il bisogno di una politica intesa come ricerca appassionata e paziente di un mondo migliore di quello che abbiamo costruito finora.
Scrivete a cstfr@mclink.it

Caro Luigi,
in qualità di Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, sono delusa ed amareggiata dagli ultimi sviluppi della proposta di legge sulla psicoterapia a convenzione. Il progetto iniziale, da noi condiviso sin dal 2001, avrebbe finalmente dato il crisma della legalità e dell'ufficialità alla prassi, in base alla quale il Dirigente sanitario (medico o psicologo), per ovviare al problema delle liste di attesa causato dalla carenza di psicoterapeuti nel SSN, invia al settore privato, ad esempio, giovani utenti che possono sostenere le spese di una psicoterapia. Come ben sai, questa è ormai la prassi consolidata e in tutti questi anni non si è mai verificato alcun problema, ma, anzi, i pazienti ed i familiari hanno sempre ringraziato, anche se costretti a pagare di tasca loro le psicoterapie. La mia delusione, che ho espresso nell'incontro da te convocato a Roma il 22 gennaio, deriva dalla previsione della «conferma diagnostica» da parte di un medico specialista in psichiatria o in neuropsichiatria infantile, che, oltre ad essere lesiva dell'autonomia organizzativa delle Regioni e dei servizi territoriali, crea a livello legislativo un subliminale quanto pericoloso pregiudizio nei confronti degli psicoterapeuti psicologi. D'altronde, credo che nessuno possa dissentire quando Adriano Ossicini, medico, professore di Psicologia e padre fondatore della legge istitutiva della professione di psicologo, afferma: «distinguere diagnosi da terapia è un non senso scientifico... Nessuno pensa che la diagnosi possa essere staccata dalla terapia. Si tratta di un processo, di un continuum con prevalenti momenti diagnostici o terapeutici, la stessa terapia aggiorna la diagnosi, la stessa diagnosi non può essere staccata da un rapporto con il paziente che è fondamentale, che non può essere occasionale o interrotto meccanicamente». Per tutto quanto finora espresso avrei auspicato che potesse realizzarsi quel progetto originario, contenuto nella proposta di legge popolare del 2001, che recitava: «La modalità di accesso alla psicoterapia nel privato accreditato, deve essere effettuata dal Dirigente Sanitario del SSN (medico o psicologo) abilitato alla psicoterapia, come previsto negli artt. 3 e 35 della L. 56/89».


Le assemblee che sto facendo in giro per l'Italia e quella, in particolare, di Roma del 22 ultimo scorso mi hanno convinto prima di tutto della validità del lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi. La decisione di riprendere dal fondo del cassetto in cui cinque anni di governo della destra l'avevano lasciata la proposta di legge d'iniziativa popolare sull'accesso alla psicoterapia ha ottenuto un risultato straordinario che sta sotto gli occhi di tutti: convincere tutte le forze politiche presenti in Parlamento e tutti i rappresentanti degli Ordini Professionali, compreso quello dei Medici, del fatto per cui il sistema sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini la possibilità di curarsi con forme diverse di psicoterapia riconosciute oggi solo ai parlamentari, ai dirigenti industriali e ai giornalisti. Un fatto che non era affatto scontato all'inizio della legislatura. Un fatto che ci deve far guardare con ottimismo al futuro di questa legge: anche nel caso in cui ci fossero delle elezioni e a vincere fosse la destra, infatti, le posizioni prese a favore di questa legge sono così autorevoli e così forti da renderne molto probabile l'approvazione definitiva.
Un secondo dato che è emerso con chiarezza da queste consultazioni è quello relativo alla importanza di una partecipazione costruttiva dei professionisti e di chi li rappresenta nella scrittura di una legge che li riguarda. Quello che non è per niente facile immaginare a volte, dall'interno di una commissione parlamentare, è la complessità delle conseguenze che si determinano nel momento in cui si redige un testo a livello dei servizi e delle categorie professionali: come ci ricorda ora, una volta di più, la tua lettera sul problema della diagnosi. Avevo scritto, una settimana fa che affidare allo psichiatra o al neuropsichiatra infantile una conferma diagnostica preliminare alla predisposizione di un progetto psicoterapeutico non doveva essere considerato come un fatto di grande gravità. Il lettore cui rispondevo diceva che questo solo fatto trasformava la legge in un "obbrobrio" ed io gli dicevo che quello era un passaggio discutibile ma non fondamentale per chi affida a questa legge la finalità di dare accesso alla psicoterapia a chi ne ha bisogno. Quello su cui tu ora mi scrivi e su cui tanto si è insistito nel corso della assemblea è il fatto tuttavia che, scritto così, quel testo incide sulla attività quotidiana dei servizi che possono già offrire direttamente la psicoterapia. Tocca alle Regioni l'organizzazione dei servizi di cui si parla nella legge e la legge così come è scritta oggi potrebbe creare dei problemi serii a quelle Regioni che hanno creduto nel carattere multidisciplinare dei servizi e nella necessità di mettere in rete le diverse competenze professionali.
È in questa direzione che si potrà ritoccare il testo, ovviamente, in questa legislatura o nella prossima se davvero alle elezioni si andrà. Quello su cui vorrei insistere ancora prima di chiudere, tuttavia, è il significato più generale di quello che sta accadendo. In una fase come questa, una fase in cui in tanti si danno da fare per squalificare gli uomini politici considerati nel loro complesso, l'effetto che si determina, consapevolmente o no, è un effetto che favorisce la destra. «Meno Stato e più mercato» ha sempre predicato un uomo come Berlusconi e una delegittimazione forte della politica serve, in effetti, soprattutto a chi, come lui, ha molte cose da farsi perdonare ed ha tutto l'interesse a dire ed a far credere che «sono tutti come lui». Quello che è difficile vedere e far vedere è, in queste condizioni, il fatto che c'è gente, nel Parlamento, che si affatica e si confronta per scrivere una legge che serve ai cittadini e che si rende disponibile, per farlo nel modo migliore possibile, al numero più ampio possibile di incontri e di consultazioni: gente la cui capacità di lavoro viene travolta, oggi, dalla boria e dalla irresponsabilità di leaders, veri o presunti tali, che si muovono su logiche di schieramento che poco o nulla hanno a che fare con i problemi e con le attese dei cittadini.
Dovesse mai finire qui perché anche questo è possibile, i risultati comunque raggiunti in tema di psicoterapia sono importanti soprattutto per questo motivo: perché fanno pensare a quanto sia importante per tutti noi il fatto che i politici ci siano e lavorino nel rispetto del mandato che ricevono dagli elettori ed in un rapporto costante con loro. Evitando nei limiti del possibile quella spettacolarizzazione lideristica della politica verso cui con leggerezza sconcertante si sta andando. Da noi ed in altri paesi.


Diritti negati