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Unita, L' "Psicoterapia popolare alla
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Stai consultando l'edizione del
Psicoterapia popolare
alla sbarra
Luigi Cancrini
Marialori
Zaccaria
Presidente
Ordine Psicologi
Lazio
Viviamo in Europa, in uno dei Paesi più ricchi del
mondo, mondo che è percorso tuttavia dalla sofferenza silenziosa dei vinti, da
storie di emarginazione e violenza che non fanno notizia. Vorremmo dare spazio,
in questa pagina, alla voce di chi rimane fuori dalla grande corsa che ci
coinvolge tutti, parlando dei diritti negati a chi non è abbastanza forte per
difenderli. Sono proprio le storie di chi non vede rispettati i propri diritti a
far partire il bisogno di una politica intesa come ricerca appassionata e
paziente di un mondo migliore di quello che abbiamo costruito
finora.
Scrivete a cstfr@mclink.it
Caro Luigi,
in qualità di Presidente dell'Ordine
degli Psicologi
del Lazio, sono delusa ed amareggiata dagli ultimi sviluppi della proposta di
legge sulla psicoterapia a convenzione. Il progetto iniziale, da noi condiviso
sin dal 2001, avrebbe finalmente dato il crisma della legalità e
dell'ufficialità alla prassi, in base alla quale il Dirigente sanitario (medico
o psicologo),
per ovviare al problema delle liste di attesa causato dalla carenza di
psicoterapeuti nel SSN, invia al settore privato, ad esempio, giovani utenti che
possono sostenere le spese di una psicoterapia. Come ben sai, questa è ormai la
prassi consolidata e in tutti questi anni non si è mai verificato alcun
problema, ma, anzi, i pazienti ed i familiari hanno sempre ringraziato, anche se
costretti a pagare di tasca loro le psicoterapie. La mia delusione, che ho
espresso nell'incontro da te convocato a Roma il 22 gennaio, deriva dalla
previsione della «conferma diagnostica» da parte di un medico specialista in
psichiatria o in neuropsichiatria infantile, che, oltre ad essere lesiva
dell'autonomia organizzativa delle Regioni e dei servizi territoriali, crea a
livello legislativo un subliminale quanto pericoloso pregiudizio nei confronti
degli psicoterapeuti psicologi.
D'altronde, credo che nessuno possa dissentire quando Adriano Ossicini, medico,
professore di Psicologia
e padre fondatore della legge istitutiva della professione di psicologo,
afferma: «distinguere diagnosi da terapia è un non senso scientifico... Nessuno
pensa che la diagnosi possa essere staccata dalla terapia. Si tratta di un
processo, di un continuum con prevalenti momenti diagnostici o terapeutici, la
stessa terapia aggiorna la diagnosi, la stessa diagnosi non può essere staccata
da un rapporto con il paziente che è fondamentale, che non può essere
occasionale o interrotto meccanicamente». Per tutto quanto finora espresso avrei
auspicato che potesse realizzarsi quel progetto originario, contenuto nella
proposta di legge popolare del 2001, che recitava: «La modalità di accesso alla
psicoterapia nel privato accreditato, deve essere effettuata dal Dirigente
Sanitario del SSN (medico o psicologo)
abilitato alla psicoterapia, come previsto negli artt. 3 e 35 della L.
56/89».
Le assemblee che sto facendo in giro per l'Italia e
quella, in particolare, di Roma del 22 ultimo scorso mi hanno convinto prima di
tutto della validità del lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi. La decisione di
riprendere dal fondo del cassetto in cui cinque anni di governo della destra
l'avevano lasciata la proposta di legge d'iniziativa popolare sull'accesso alla
psicoterapia ha ottenuto un risultato straordinario che sta sotto gli occhi di
tutti: convincere tutte le forze politiche presenti in Parlamento e tutti i
rappresentanti degli Ordini Professionali, compreso quello dei Medici, del fatto
per cui il sistema sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini la
possibilità di curarsi con forme diverse di psicoterapia riconosciute oggi solo
ai parlamentari, ai dirigenti industriali e ai giornalisti. Un fatto che non era
affatto scontato all'inizio della legislatura. Un fatto che ci deve far guardare
con ottimismo al futuro di questa legge: anche nel caso in cui ci fossero delle
elezioni e a vincere fosse la destra, infatti, le posizioni prese a favore di
questa legge sono così autorevoli e così forti da renderne molto probabile
l'approvazione definitiva.
Un secondo dato che è emerso con chiarezza da
queste consultazioni è quello relativo alla importanza di una partecipazione
costruttiva dei professionisti e di chi li rappresenta nella scrittura di una
legge che li riguarda. Quello che non è per niente facile immaginare a volte,
dall'interno di una commissione parlamentare, è la complessità delle conseguenze
che si determinano nel momento in cui si redige un testo a livello dei servizi e
delle categorie professionali: come ci ricorda ora, una volta di più, la tua
lettera sul problema della diagnosi. Avevo scritto, una settimana fa che
affidare allo psichiatra o al neuropsichiatra infantile una conferma diagnostica
preliminare alla predisposizione di un progetto psicoterapeutico non doveva
essere considerato come un fatto di grande gravità. Il lettore cui rispondevo
diceva che questo solo fatto trasformava la legge in un "obbrobrio" ed io gli
dicevo che quello era un passaggio discutibile ma non fondamentale per chi
affida a questa legge la finalità di dare accesso alla psicoterapia a chi ne ha
bisogno. Quello su cui tu ora mi scrivi e su cui tanto si è insistito nel corso
della assemblea è il fatto tuttavia che, scritto così, quel testo incide sulla
attività quotidiana dei servizi che possono già offrire direttamente la
psicoterapia. Tocca alle Regioni l'organizzazione dei servizi di cui si parla
nella legge e la legge così come è scritta oggi potrebbe creare dei problemi
serii a quelle Regioni che hanno creduto nel carattere multidisciplinare dei
servizi e nella necessità di mettere in rete le diverse competenze
professionali.
È in questa direzione che si potrà ritoccare il testo,
ovviamente, in questa legislatura o nella prossima se davvero alle elezioni si
andrà. Quello su cui vorrei insistere ancora prima di chiudere, tuttavia, è il
significato più generale di quello che sta accadendo. In una fase come questa,
una fase in cui in tanti si danno da fare per squalificare gli uomini politici
considerati nel loro complesso, l'effetto che si determina, consapevolmente o
no, è un effetto che favorisce la destra. «Meno Stato e più mercato» ha sempre
predicato un uomo come Berlusconi e una delegittimazione forte della politica
serve, in effetti, soprattutto a chi, come lui, ha molte cose da farsi perdonare
ed ha tutto l'interesse a dire ed a far credere che «sono tutti come lui».
Quello che è difficile vedere e far vedere è, in queste condizioni, il fatto che
c'è gente, nel Parlamento, che si affatica e si confronta per scrivere una legge
che serve ai cittadini e che si rende disponibile, per farlo nel modo migliore
possibile, al numero più ampio possibile di incontri e di consultazioni: gente
la cui capacità di lavoro viene travolta, oggi, dalla boria e dalla
irresponsabilità di leaders, veri o presunti tali, che si muovono su logiche di
schieramento che poco o nulla hanno a che fare con i problemi e con le attese
dei cittadini.
Dovesse mai finire qui perché anche questo è possibile, i
risultati comunque raggiunti in tema di psicoterapia sono importanti soprattutto
per questo motivo: perché fanno pensare a quanto sia importante per tutti noi il
fatto che i politici ci siano e lavorino nel rispetto del mandato che ricevono
dagli elettori ed in un rapporto costante con loro. Evitando nei limiti del
possibile quella spettacolarizzazione lideristica della politica verso cui con
leggerezza sconcertante si sta andando. Da noi ed in altri paesi.
Diritti negati