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ROMA
- “L’orientamento sessuale non è una scelta”. “È vero, è una
dimensione caratterizzata da componenti diverse, relazionali,
culturali, ambientali, biologiche, che si strutturano e organizzano
nel tempo. Ma perché associare questo slogan all’immagine di un
neonato, con tanto di etichetta identitaria, come per ricondurre tutto alla
genetica? È un messaggio che ci allarma. La genetica governa il colore
dei capelli e degli occhi, ma l’orientamento sessuale, e in generale
le caratteristiche di personalità e dell’identità, seguono percorsi
più complessi e personali”. Questa la posizione del presidente dell’Ordine degli
Psicologi
del Lazio, Marialori
Zaccaria,
riguardo al manifesto scelto dalla Regione Toscana per la campagna
contro le discriminazioni sessuali, patrocinata dal Ministero per le
Pari Opportunità. “Una campagna sbagliata sul piano della
comunicazione e ci meraviglia che due istituzioni così importanti
siano cadute in questo errore”.
Su
una questione così importante, l’Ordine ha chiesto il parere di
Vittorio Lingiardi, docente
di Psicopatologia della Sapienza di Roma.
“La campagna della regione Toscana - afferma Lingiardi - ha sollevato
un dibattito complicato, ma affascinante. È bello che ogni tanto
succeda. La prima complicazione sta nell’aver messo la frase giusta
‘l’orientamento sessuale non è una scelta”, vicino alla fotografia
sbagliata, perché parlare di orientamento sessuale di un neonato è
quantomeno prematuro. Inoltre, il dibattito natura/cultura sta
perdendo consistenza, perché la scienza oggi propende per
un’influenza reciproca e continua tra espressività genetica e
contesto ambientale. Non
sappiamo come le forze biologiche, le identificazioni,
i fattori cognitivi,
l’uso che il bambino fa della
sessualità per risolvere i
conflitti dello sviluppo, le pressioni culturali alla conformità e il bisogno di adattamento
contribuiscano alla formazione del
soggetto e alla costruzione della sua sessualità. Né sappiamo se sarà mai possibile rispondere a
queste domande. Nell’attesa è bene parlare, almeno per
espressioni complesse come la sessualità, di mediazione, più che di
trasmissione, genetica”.
“Il
modello costituzionale - precisa Lingiardi - è stato sempre
invocato per dimostrare l'intrinseca ‘anomalia’ (la malattia)
dell'omosessualità, mentre gli scienziati del ‘gene gay’ ribaltano
il teorema e indicano la loro ‘scoperta’ come prova della naturalità omosessuale.
Lo stesso modello esplicativo può dunque favorire la liberazione
delle persone omosessuali dal pregiudizio sociale (come nelle
intenzioni della regione Toscana); ma anche riproporre il discorso
medico della patologia e della curabilità. Modelli
scientifici opposti possono assumere la stessa valenza emotiva e
sociale. Un fatto interessante, che forse ci dice più dell'efficacia
della discriminazione nei confronti delle persone omosessuali che
delle ‘cause’ reali dell'omosessualità. In fondo, chi discrimina gli
omosessuali può mettere ogni modello esplicativo al servizio della
sua discriminazione. E se fosse proprio nel tentativo di ‘trovare
una causa’, cioè di ‘spiegare’ perché uno sia omosessuale, che si
annida un germe di intolleranza? In tema
di sessualità, ogni teoria esplicativa a senso unico è fuorviante e
pericolosa: molte teorie psicologiche
sull’omosessualità (immaturità, regressione, narcisismo, edipo
irrisolto, tanto per fare un piccolo elenco), si sono col tempo
rivelate costruzioni meramente patologizzanti, indimostrabili sul
piano empirico, infiltrate di pregiudizi eteronormativi. Abbiamo
infinite varianti identitarie e sessuali, alcune forse più robuste
sul piano biologico, altre più narrabili su quello psicologico.
Comunque tante, e così personali, e imprevedibili, da rendere sempre
riduttivo il tentativo di rinchiudere in un pezzetto di DNA il
percorso di un desiderio”.
“La
comunità scientifica che rappresento - avverte Marialori
Zaccaria
- è chiamata ad evidenziare con forza le conseguenze che una
campagna come questa può avere: pensiamo, ad esempio, ai genitori in
attesa, indotti ad
un’ansia ingiustificata sulle future tendenze sessuali del figlio.
Non dimentichiamoci che il premio Nobel 2007 per la Medicina Watson
ha addirittura affermato nel 1997 che ‘una donna avrebbe dovuto
avere il diritto di abortire se dalle analisi fosse emersa
l’omosessualità del suo bambino’ e che solo pochi giorni fa ha
dichiarato che ‘I neri sono meno intelligenti dei bianchi’. Tanto
per sottolineare, anche
il pericolo di derive razziste che questo tipo di campagne
possono alimentare, rafforzando meccanismi di esclusione, in una
società ormai multiculturale”. |