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| VENERDÌ, 18 MAGGIO 2007 | |
| Pagina 31 - Cronaca |
| "Bimbi e indagati, confronto a Rignano" |
| La richiesta del pm: interrogatori per 19 alunni. Gli psicologi: non serve |
| Sull´incidente probatorio deciderà il gip La difesa: assurdo per i riconoscimenti |
| Scritte di minacce sul muro del palazzo dello studio di un avvocato |
| PAOLO G. BRERA |
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| dal nostro inviato rignano flaminio - Sarà un po´ come nei film, e gli psicologi già assicurano che «non servirà a nulla». Il pm di Tivoli, Marco Mansi, ha chiesto al gip Elvira Tamburelli "l´incidente probatorio" per 19 bimbi di Rignano Flaminio: se sarà concesso, sarà un doppio confronto all´americana a stabilire cosa ricordino davvero i piccoli allievi della scuola Olga Rovere. L´ultimo passo dell´inchiesta sugli atti di pedofilia denunciati dai genitori è il colpo di frusta che tutti avrebbero voluto evitare per tutelare i bambini, ma che per la medesima ragione sarà probabilmente impossibile aggirare. L´incidente probatorio chiesto dal pm servirà a stabilire una verità giudiziaria - utilizzabile al processo come prova - prima che il tempo e le pressioni dei genitori, dei media e del paese inquinino definitivamente la memoria di bambini così piccoli. Cosa che per gli avvocati degli indagati è già avvenuta in modo irreversibile: «Quella del pm - dice Roberto Borgogno - è una mossa estremamente tardiva alla quale ci opporremo: un conto è ascoltare immediatamente i bambini nel modo opportuno, e un altro è farlo dieci mesi dopo». Ma per gli avvocati delle famiglie resta la via maestra: «Se i bimbi hanno davvero subìto abusi - dice Ettore Randazzo - sarà uno stress minimo per loro, e se non li hanno subiti non vi sarà alcuno stress. Non abbiamo paura della verità». Tecnicamente, nel documento datato martedì e notificato ieri alle parti Mansi chiede al gip di «procedere nelle forme dell´incidente probatorio a perizia psicologica sulle persone offese; all´assunzione della testimonianza sui fatti, se la perizia psicologica indicherà che è possibile; a ricognizione di persona presentando gli indagati alle persone offese», cioè al riconoscimento degli accusati da parte dei bimbi. Un punto, quest´ultimo, che gli avvocati degli indagati ritengono «surreale» perché «i bambini conoscono benissimo le maestre e la bidella» dice Giulia Cammilletti, legale di Cristina Lunerti. In ogni caso, se il gip accoglierà la richiesta e fisserà la data, il tribunale dovrà seguire linee guida precise per casi così delicati. I bimbi dovranno essere ascoltati in una stanza protetta, in un ambiente familiare. A porre loro le domande dovrà essere lo psicologo, e dietro un vetro a specchio che li renderà invisibili ai minori - ma più probabilmente in videoconferenza - ci saranno gli avvocati delle parti e, se lo riterranno opportuno, i genitori, il magistrato e gli stessi indagati. Anche sul modo di porre le domande ci sono regole ferree: «Lo psicologo deve far parlare liberamente il bambino della sua vita - spiega lo specialista forense Paolo Capri - e partire da lì per arrivare ai fatti. Le domande devono essere aperte e non si possono ripetere, né si possono fare pressioni con promessa di ricompense». Sull´incidente probatorio, tuttavia, arriva la decisa bocciatura di molti studiosi: «Non può funzionare. Troppo tempo, troppi frammenti di discorsi, troppo anomalo il contesto», dice Anna Oliverio Ferraris della Sapienza. E poi «la ricostruzione dei ricordi provoca equivoci sui ricordi stessi», ammonisce la collega Maria D´Alessio. Se la perizia lo consentisse, si dovrebbe poi procedere al riconoscimento: stavolta sarebbero i bambini a non essere visibili. Ieri sul muro dello studio Franco Coppi, difensore della maestra Patrizia Del Meglio, è apparsa una scritta: «Nessuna difesa per i pedofili». |